Cent’anni di questi Stoker
Appunti personali, contratti e nuove edizioni
Il 20 aprile 1912, all’età disessantaquattro anni, moriva a Londra Bram Stoker: un motivo in più perriprendere in mano le sue opere. Non esclusa la più nota, Dracula, su unpersonaggio poi assurto a mito planetario grazie certo al vendutissimo romanzo(anche se la storia che si tratti del testo più stampato al mondo dopo laBibbia è evidentemente falsa) ma anche e soprattutto alle trasposizioniteatrali, televisive e cinematografiche – fino idealmente al Dracula 3Dper la regia di Dario Argento di cui si attende l’uscita in sala. In effetti Dracula rappresenta anche attraverso i suoi limiti letterariun’incredibile summa di istanze sociali, morali, religiose, politiche, persinoeconomiche del proprio tempo, e insieme capace di esprimere miticamente contutta la duttilità necessaria caratteri più generali della modernità: donde iritorni ossessivi al suo dramma per l’espressione di inquietudini, angosce,desideri delle più varie società novecentesche e fino al nuovo millennio. Alpunto da far riconoscere nell’alterità di colui che non appare allospecchio (o che piuttosto non riconosciamo nella nostra immagine riflessa) unodei miti-chiave per avvicinare il moderno Occidente.| Bram Stoker (1987 -1912) |
Ma anche in Italia Stoker è da qualche annooggetto di riscoperta persino oltre il novero delle opere più note: si pensi a Il passo del serpente, Palomar 2007, a Doppie identità. I più famosi impostori della storia, Robin 2009, o a quell’avventuroso IlMistero del Mare in uscita proprio in questi giorni per Nutrimenti, a curadi Mirko Zilahi de' Gyurgyokai. Una riscoperta non priva di attenzionifilologiche: se per La tana del serpente bianco, riproposto anche recentemente (Donzelli, 2010) doppiamo accontentarci della versionemalamente scorciata apparsa postuma in seconda edizione, per un altro celebretitolo stokeriano precedentemente apparso in Italia in forma ridotta, La vergine del sudario,Castelvecchi ha finalmente offerto nel 2010 a cura di Riccardo Reim la versione completa. Doveil coinvolgimento di un regista come Reim finisce col richiamare il curriculumdi Stoker, impresario al Royal Lyceum Theatre del leggendario divo HenryIrving, e affascinato per tutta la vita dai meccanismi dello spettacolo.
Undato avvertibile peraltro anche nell’analisi del Dracula, nelle cesuredrammaturgiche dei suoi capitoli, nell’uso delle strutture di scena (ilcastello, il manicomio) poi in effetti valorizzate nelle trasposizioni: eproprio a tale dimensione si rapporta per la nuova edizione Feltrinelli (I Classici,Universale Economica, 2011), ilversatile curatore Luigi Lunari, grazie all’esperienza di una vita tra teatro etelevisione. Un’attenzione che emerge sia attraverso un’ottima traduzione, taleda valorizzare il ritmo dei dialoghi e in generale della narrazione insoggettiva (appunto a base di diari, lettere e registrazioni fonografiche), conun risultato di freschezza che restituisce fiato al testo; sianell’inquadramento del Dracula, in sede di Prefazione, proprio alla lucedel teatro.
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