Cent’anni di questi Stoker

Cent’anni di questi Stoker
De genere

Appunti personali, contratti e nuove edizioni 

Cent’anni di questi Stoker Il 20 aprile 1912, all’età disessantaquattro anni, moriva a Londra Bram Stoker: un motivo in più perriprendere in mano le sue opere. Non esclusa la più nota, Dracula, su unpersonaggio poi assurto a mito planetario grazie certo al vendutissimo romanzo(anche se la storia che si tratti del testo più stampato al mondo dopo laBibbia è evidentemente falsa) ma anche e soprattutto alle trasposizioniteatrali, televisive e cinematografiche – fino idealmente al Dracula 3Dper la regia di Dario Argento di cui si attende l’uscita in sala. In effetti Dracula rappresenta anche attraverso i suoi limiti letterariun’incredibile summa di istanze sociali, morali, religiose, politiche, persinoeconomiche del proprio tempo, e insieme capace di esprimere miticamente contutta la duttilità necessaria caratteri più generali della modernità: donde iritorni ossessivi al suo dramma per l’espressione di inquietudini, angosce,desideri delle più varie società novecentesche e fino al nuovo millennio. Alpunto da far riconoscere nell’alterità di colui che non appare allospecchio (o che piuttosto non riconosciamo nella nostra immagine riflessa) unodei miti-chiave per avvicinare il moderno Occidente.
 
Cent’anni di questi Stoker
Bram Stoker (1987 -1912)
Stoker continua a fare notizia: è dell’annopassato l’annuncio del ritrovamento delsuo taccuino personale(1871-1881) di un centinaio di pagine, in un attico di proprietà di famigliasull'isola di Wight: alla decrittazione ad opera dell’attivissimo pronipoteDacre Stoker e della professoressa Elizabeth Miller è seguita l’aggiudicazionedei diritti da parte della Robson Press, che il mese scorso ne ha varatol’edizione col titolo The Lost Journal of Bram Stoker. L’interesse del testo, farcito di aneddoti e prove letterarie e intrisodi un peculiare humor irlandese non riguarda ovviamente in modo diretto il Dracula, scrittosolo a distanza di anni: ma il lettore può ritrovare in quelle pagine privatela stessa abitudine a tutto annotare che emergerà poi nei dettagliatissimiresoconti epistolari del romanzo più famoso. Visto poi che il diario abbracciagli anni di viaggi per lavoro di Stoker quale funzionario, inevitabile pensareal viaggio per lavoro di Jonathan Harker con cui Dracula inizia. D’altra parte la nuova edizionedel romanzo da parte di Constable & Robinson porta alla luce un’altrachicca, cioè il contratto – emerso dopo un secolo dai cassetti dell’editore –con cui Stoker si aggiudicava nientemeno che il 20 % delle royalties:accettando di non guadagnare niente sulle prime mille copie di Dracula(sei scellini caduna), sulle ulteriori duemila da contratto l’abilescrittore-manager otteneva uno scellino e sei pence a copia.
Ma anche in Italia Stoker è da qualche annooggetto di riscoperta persino oltre il novero delle opere più note: si pensi a Il passo del serpente, Palomar 2007, a Doppie identità. I più famosi impostori della storia, Robin 2009, o a quell’avventuroso IlMistero del Mare in uscita proprio in questi giorni per Nutrimenti, a curadi Mirko Zilahi de' Gyurgyokai. Una riscoperta non priva di attenzionifilologiche: se per La tana del serpente bianco, riproposto anche recentemente (Donzelli, 2010) doppiamo accontentarci della versionemalamente scorciata apparsa postuma in seconda edizione, per un altro celebretitolo stokeriano precedentemente apparso in Italia in forma ridotta, La vergine del sudario,Castelvecchi ha finalmente offerto nel 2010 a cura di Riccardo Reim la versione completa. Doveil coinvolgimento di un regista come Reim finisce col richiamare il curriculumdi Stoker, impresario al Royal Lyceum Theatre del leggendario divo HenryIrving, e affascinato per tutta la vita dai meccanismi dello spettacolo. 
Undato avvertibile peraltro anche nell’analisi del Dracula, nelle cesuredrammaturgiche dei suoi capitoli, nell’uso delle strutture di scena (ilcastello, il manicomio) poi in effetti valorizzate nelle trasposizioni: eproprio a tale dimensione si rapporta per la nuova edizione Feltrinelli (I Classici,Universale Economica, 2011), ilversatile curatore Luigi Lunari, grazie all’esperienza di una vita tra teatro etelevisione. Un’attenzione che emerge sia attraverso un’ottima traduzione, taleda valorizzare il ritmo dei dialoghi e in generale della narrazione insoggettiva (appunto a base di diari, lettere e registrazioni fonografiche), conun risultato di freschezza che restituisce fiato al testo; sianell’inquadramento del Dracula, in sede di Prefazione, proprio alla lucedel teatro. 

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