Una notte (di Valpurga) al museo
Curiosità e drammi di streghe
Chi si trovasse a zonzo per la Cornovaglia, non dovrebbe assolutamente perdersi una tappa a Boscastle. A due passi dalle vertiginose memorie (pseudo)arturiane di Tintagel, a picco sull’oceano, questo ben diverso e minuscolo porto protetto dalla furia dell’Atlantico non offre soltanto un delizioso villaggio con possibilità di passeggiate all’intorno, ma un preziosissimo Museum of Witchcraft che ospita la più grande collezione del mondo di reperti stregheschi. Nato per la devozione di esponenti della nuova stregoneria neopagana, il museo ha avuto una lunga storia di peregrinazioni da una località all’altra della Gran Bretagna (dal 1947 al 1960, quando finalmente si è fermato a Boscastle) per le feroci opposizioni suscitate dalla sua stessa esistenza, e ancor oggi riceve periodiche minacce da parte di fondamentalisti religiosi. Il testo di qualcuno di questi messaggi è riportato entro il museo all’attenzione al visitatore, quale salutare monito sul fatto che l’età delle violenze contro credi diversi non è affatto tramontata neanche nel civileOccidente.
I gestori sono molto gentili, e la raccolta supera davvero ogni auspicio del viandante appassionato di antropologia, per la quantità di pezzi e la vastità stessa del bacino di tipologie esoteriche rappresentato in locali relativamente ristretti. Dalle infinite forme di divinazione alle magie bianca e nera, con reperti autentici e a volte piuttosto impressionanti: oggetti volti spesso a curare o proteggere ma in altri casi a colpire magicamente persone nemiche. Di qui una straordinaria collezione di bambolotti affatturati (più o meno seviziati, e rinvenuti sepolti o nascosti), di reperti animali e umani di svariatissimo genere, di mandragole; interi scaffali di rimedi vegetali; pareti tappezzate di talismani, amuleti e testi d’incantesimi.
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| Poppet, 42, M. Witchcraft |
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| Figure, 286, M. Witchcraft |
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