I blog letterari e la fine delle riviste cartacee

I blog letterari e la fine delle riviste cartacee

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ll secolo scorso è stato il secolo delle riviste e questo sarà il secolo dei blog?

La domanda naturalmente è mal posta. Sono troppo pochi dieci anni di un secolo per capire, e incomparabili i ritmi dei mutamenti. Chiamiamo blog cose che già hanno forme e nature profondamente diverse da quando nacquero. Ma da questo piccolo pertugio di secolo che conosciamo, proiettandolo in avanti, possiamo pensare che di riviste cartacee ce ne saranno poche.

Che forse il Novecento è stato il secolo della carta, dell’ingordigia e dello scialo, della vertigine e dell’infimo di un materiale che sembra accartocciarsi ora nella sua dissennatezza: una massa gigantesca di materia prima, e i palazzi, sempre più grandi per accoglierne i cumuli.

Il Novecento è costellato di fotografie dove la carta si raccoglie a mucchi, in pile incerte in interni borghesi, o ricchi solo di quelle pile. La mania della conservazione fibrilla di fronte alle riviste, fragili, effimere, improvvisamente vecchie a ritmi regolari. Anche se a tratti alcune hanno raggiunto grandi tirature, le riviste militanti, di divulgazione del pensiero critico e intellettuale, sono sempre restate uno strumento delle élite. È la loro consistenza e capacità di influenza, che ha sempre segnato il successo o il fallimento di una rivista.

Ora, nel giro di questi ultimi dieci anni, le riviste sembrano via via svanire, pur con sparute reviviscenze, testimoniando l’infrangersi di un meccanismo di trasmissione del pensiero e delle élite che lo producono. I tempi stessi della produzione del pensiero e del suo supporto di divulgazione sono resi impotenti dall’affermarsi dei modi e dei tempi della rete.

I blog sostituiscono le riviste?

Come tutti i secoli morenti anche il Novecento accusa i tratti del nuovo, l’attacco vigliacco e insensato ai tempi lenti del ragionamento che la carta rendeva possibile e che ora sembrano spazzati via dalla rete. Ma non c’è attacco, non c’è intenzione, semplicemente sembra non esserci scelta.

Cos’è un blog? Contrazione di web-log, i blog portano in sè l’evocazione dei diari di bordo, e il forte riferimento alle attività in rete come navigazione. I blog nascono come contenitori di testimonianze individuali, un render conto pubblico, il tentativo di tracciare la scia della propria nave.

Lo spostamento rispetto all’idea del diario di bordo è che il blog permise a chiunque e non più solo al Capitano, di aggiungere le proprie tracce in rete: i blog, dalla fine degli anni ‘90 resero la rete definitivamente accessibile, rendendo le competenze tecniche necessarie via via minimali.

Di fronte ad un pubblico potenzialmente sterminato, reso più o meno angusto dalla lingua in cui si esprime, ogni microscopico argomento può trovare il proprio amatore; non essendoci, per chi blogghi, necessità alcuna se non la propria motivazione, non di una platea minima, non di un numero minimo necessario di acquirenti: poiché, accettato di pagare il prezzo in termini di tracciamento, pubblicare in rete è gratis.

Se le riviste erano espressione e luogo di testimonianza di sè di élite intellettuali, basate necessariamente sulla separatezza radicale fra produzione e consumo, i blog sono stati partecipi del loro indebolimento in quanto strumento di chi sino ad allora era chiuso nel ruolo passivo di consumatore e improvvisamente, privo di vincoli materiali, poteva assumerne uno assolutamente nuovo, poteva farsi produttore, acquistava, per la prima volta, una voce.

È questa imprevedibilmente facile presa di potere che ha cambiato in ogni ambito della produzione culturale i rapporti di forze, con una consapevolezza molto maggiore da parte sia del pubblico che da parte dei consueti produttori di contenuti, che ora scontano un ritardo innervato di stupefazione e resistenza.

Il fatto che questo fenomeno sia spesso descritto come democratizzazione del nodo produzione/consumo culturale, è significativo dell’ottica da cui si guarda al fenomeno.

Si possono mettere sullo stesso piano ragionamenti frutto di studi e carriere, dotati di statuto scientifico, di ottica di servizio, inseriti in un contesto relazionale formalizzato, e ragionamenti espressione soltanto di individualità singole? I blog non sono interessati a questa distinzione.

I blog hanno una qualche influenza? Sono in grado di orientare i gusti, i comportamenti? Le mode del pensiero possono passare e affermarsi anche attraverso i blog? In parte certamente, soprattutto all’interno della percezione che dà spesso la rete di essere il mondo, o di comprenderlo interamente, i blog sono stati, attraverso i commenti degli utenti, dei luoghi efficaci di discussione, attenzione e orientamento, e la catena dei post può acquistare una rilevanza anche fuori dai suoi confini.

Ma seppure hanno mantenute le istanze individualiste degli esordi, già ora il trionfo e il riscatto della scrittura in prima persona singolare sembra avere visto tempi migliori, e i blog, quasi irriconoscibili, iniziano a parlare una lingua al plurale.

La radicale verticalizzazione dei blog (la struttura originale del blog pone ogni nuovo articolo, il post, sul precedente, in ordine cronologico) è sempre più vissuta come un ostacolo alla durata e alla reperibilità del proprio lavoro da parte di chi scrive, preoccupazione che era assente agli inizi, e inizia a muoversi, spezzarsi, moltiplicarsi attraverso un fiorire di strumenti che tendono verso la struttura più stabile dei siti, che di converso hanno guadagnato dall’influenza dei blog una flessibilità sempre maggiore. Inoltre, affianco ai blog individuali si affermano blog pluriautoriali, organizzati intorno a una struttura redazionale organizzata.

Secondo la classifica dei blog più influenti, sezione “letteratura”, stilata dal sito Wikio, (per una classifica più ponderata è utile consultare jumpinshark.it) al primi cinque posti, a luglio 2011, troviamo: Finzioni, Nazione indiana, Booksblog, Giap, Carmilla on-line. Nessuno è un blog monoautoriale (lo è il sesto, Lipperatura, di Loredana Lipperini); sono bensì espressione di gruppi legati da una comunanza amicale, ideologica, culturale, editoriale (fatto salvo il caso di Booksblog, che fa parte di una piattaforma più ampia cui afferiscono decine di blog di argomenti differenti).

Il primo, significativamente, ha come sottotitolo “Progetto di lettura creativa”, nato come rivista in pdf alla fine del 2008 da una coppia di autori, Jacopo Cirillo e Carlo Zuffa, conta ormai su una quarantina di collaboratori, una redazione di tre persone oltre ai direttori, e divide gli interventi in una trentina di rubriche. L’approccio è anti-accademico, il linguaggio scanzonato, insistentemente spiritoso; in filigrana, ed è il punto intorno al quale Finzioni costruisce molto efficacemente la propria “comunità” di lettori, si può leggere un’insofferenza verso il discorso istituzionale intorno ai libri, in una sorta di volontà di affermazione di chi legge del proprio diritto, che viene percepito come minato, a una lettura libera da condizionamenti.

Nazione Indiana, Giap, e Carmilla, sono invece manifestazioni più consuete, pur aggiornate nelle forme, di gruppi di autori e autrici già presenti su supporti cartacei, che cercano un dialogo più diretto con il pubblico, oltre che una definizione di sè come gruppo. A differenza di Finzioni qui si pubblicano non solo materiali inediti, ma si replicano e raccolgono anche materiali già pubblicati altrove, su supporti cartacei ma anche in rete.

Nazione Indiana mantiene pervicacemente la forma quasi ormai citazionista, del blog delle origini, e nella presentazione si descrive come luogo “dove contano soprattutto le cose che facciamo [...] e non la nostra ‘qualifica professionale’ preconfezionata”. Giap è una delle tante mutazioni in rete di Wu Ming, multiautoriale statutariamente si è recentemente dato una porta d’accesso graficamente molto evoluta e rara nel panorama italiano, che pone in un ordine gerarchico innovativo i post del blog, il flusso continuo dei tweet (sono le comunicazioni che avvengono su Twitter, social network che permette microcomunicazioni di massimo 140 caratteri) e tutta la produzione delle esperienze precedenti del gruppo. Carmilla mantiene nella versione on-line l’impostazione organizzativa, pur nella verticalità del blog, della precedente versione in rivista cartacea, con una grafica coerentemente retrò.

Riguardo a come cambi l’editoria nel passaggio al digitale, su uno dei blog più interessanti che ragionano intorno a questi mutamenti, Dei libri passati presenti e futuri, si poteva leggere: “Tutto si trasforma in una grande famiglia che si siede attorno a un contenuto e ne parla, quel contenuto che una volta si chiamava semplicemente “libro”. I blogger iniziano a pesare…”.

E qui sta il punto: la rete ha cambiato per sempre la percezione di sè, del proprio potere e della propria funzione, di chi compra e legge letteratura, i blog sono la sua armatura, e l’esercito nemico è in fuga.

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Parte di questo articolo è stata pubblicata sul numero di Dicembre de L'Indice, ed è reperibile in quella versione sul sito della rivista, versione che è stata pure letta pressoché integralmente a Pagina 3, Radio Tre RAI il 17/12. L'articolo è stato commissionato a Maggio e scritto a Luglio. (Il tempo in rete passa fulmineo, e per esempio Nazione Indiana da allora non è più verticale, ma s'è scomposto anche in orizzontale, abbandonando la forma originaria).


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