Pampaloni: si può scrivere 'la neve cadeva a larghe falde' (di Caterina da Padova)

Caterina da Padova ha inviato a FN questa breve nota:

Non sempre fare le pulci agli altri è un bel mestiere. Anzi, tutto il veleno convertito in giudizio, appesantisce la vista, spalanca crateri d'incertezza, mettendo a repentaglio la qualità della nostra funzione, la sua volontà pedagogica. Meno male allora che capita d'incontrare la direzione giusta leggendo i critici che abbiamo più amato e che, nel tempo, abbiamo dimenticato di avere letto.

Ecco una riflessione di Geno Pampaloni, formidabile critico e recensore, misurato giudice delle nostre patrie lettere riportata da Lo Straniero del numero del novembre scorso. Un pezzo che spiega quanto siano fondanti le convenzioni del dire, i calchi come li chiama Pampoloni in un'economia di scambio educativo:

"L'educazione è via alla verità. Ma la verità non è mai semplicemente spontaneità, autoespressione, scalpellatura sulle inibizioni: è insieme libertà e ordine, sincerità e valore, uomo  e mondo (anima e Dio). Anche la convenzione nasce come una parabola dell'ordine, comunicazione più rapida, forma di rispetto per gli altri.

Quand'è che essa, nel corso dell'evolversi dei rapporti sociali, diviene un obbligo fossile, una illibertà? E' appunto qui, in questo sceverare i limiti spesso ardui a riconoscere, il segreto dell'educazione, il cui compito ultimo è di tenere l'uomo in equilibrio con la storia: i fragili esseri che la vita ci affida, e anche, spesso, il nostro cuore".

Come sarebbe opportuno che chi si prova alla scrittura avesse ben presente nella sua testa questo monito e come sarebbe inutile il lavoro di Caterina!

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