Editoria: notizie / 80. MINIMUM FAX, HACCA, PIANO B, E/O (da L’Indice, 12/2011)

Le case editrici e la nuova importanza dell’autorialità, quattro esempi

Incerte sul nuovo ruolo che devono ancora inventarsi, molte figure dell’editoria manifestano recentemente un desiderio di visibilità inconsueto in un mondo che sino a pochi anni fa viveva nel culto dell’anonimato e del riserbo. Verso la fine degli anni ’80, quando la crisi della sua casa editrice toccava l’apice, Giulio Einaudi quasi si piegava ad un libro di memorie restie a dispiegarsi, reticenti (Frammenti di memoria, Rizzoli, 1988).

Interprete massimo della figura dell’editore principe, Einaudi ne è stato anche l’ultimo all’altezza, vestale di un’estetica che vedeva nell’anonimato del lavoro editoriale un valore anche morale, oltre che opportuno per una branderizzazione quasi ossessiva del nome dell’editore: funzionale alla sua trasformazione in marchio, l’emersione o meno dall’anonimato seguiva regole che ora possono apparire esoteriche, in un coacervo di esibita modestia e sotterranea umiliazione: salvo che in una ristretta cerchia di cultori, i nomi dei grafici, delle redazioni, di chi fosse responsabile del reparto iconografico o delle impaginazioni, restarono per lungo tempo inaccessibili. Ora, anche se resiste per molti marchi, è un uso sempre più raro.

abbeʧe’darjo / FN. M

 

Segno maggiore del cambiamento sono i lunghi colophon di minimum fax, che da anni indicano ruoli e compiti precedentemente oscuri.

Quei colophon, che hanno spezzato una tradizione cocciuta, sono forse all’origine di un libro per molti versi eccezionale: Fare i libri, a cura di Riccardo Falcinelli, grafico di minimum fax e edito dalla stessa casa.

Falcinelli, autore anche del ridisegno della collana “Stile Libero” Einaudi, qui celebra il ribaltamento radicale dell’anonimato editoriale novecentesco, attribuendo statuto di autorialità a sé e alle altre componenti della redazione attraverso un volume che racconta dieci anni della casa editrice descrivendone la costruzione del progetto grafico.

Libro che con grande felicità visiva unisce generi diversi, candidandosi a diventare irrinunciabile libro di testo per le scuole di grafica editoriale, racconto autobiografico e teorico di sé e del proprio mestiere, celebrazione di un marchio editoriale e dei suoi intenti, con una chiarezza espositiva, compositiva e testuale che è esemplificazione pratica di un credo programmatico.

 

abbeʧe’darjo / FN. H

 

Grafico editoriale è anche Maurizio Ceccato, autore dell’identità grafica di molte collane, per diverse case editrici, dalla fazi delle origini a Elliot e Hacca; è ora l’autore di un libro edito da Hacca, intitolato, con gesto ironicamente autorefenziale, non capisco un’acca.

Testi, immagini, mise en page, tutto è di Ceccato, e della sua IFIX, l’agenzia attraverso la quale opera: in un bianco e nero sfavillante ogni pagina è un canto d’amore tipografico e un manifesto, non programmatico ma dimostrativo, delle passioni di un autore che sa disturbare la grafica editoriale senza farsi minoritario, fra pre-futurismo, neo vittorianesimo anni ’70, estetiche punk e surrealiste, Ceccato impagina il suo testo amabilmente sovversivo, che evoca certe pagine de Il Mago di F&L per Mondadori, componendolo di sole parole che contengano un’“acca”: “accantonato nell’accattivante raccapriccio…”.

 

abbeʧe’darjo / FN. P

 

Ceccato è anche autore della grafica de L’arte del piano B, edito dalla casa editrice Piano B.

L’autore, Gianfranco Franchi, è editor che qui si propone come autore, dichiarando nel nome della casa editrice e nei discorsi con i due editori l’origine e la ragione del suo testo, facendone una sorta di inedita opera di rispecchiamento e moltiplicazione, dove le edizioni Piano B diventano inveramento di un testo che a sua volta ne vuole essere manifesto. Sembrano, da questi tre esempi, le case editrici, pensarsi come oggetto plastico, che continuamente debba ridescriversi non trovando più nel solo catalogo –genere che anzi sta mutando per scomparire- una forma bastante.

 

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Sandro Ferri in questo contesto rappresenta una posizione forse più conservatrice: fondatore, con Sandra Ozzola delle edizioni e/o, ha pubblicato, prima in ebook poi in cartaceo, I ferri dell’editore, pamphlet autobiografico sulla pratica e il senso del mestiere di editore all’epoca dei nuovi supporti testuali, racconto di trent’anni di lavoro, tende soprattutto a darne testimonianza mentre i tempi rischiano di renderlo incomprensibile a chi si affacci ora al mondo dei libri.

Quattro modi diversi di rispondere all’invito che Einaudi fece in occasione dei suoi ottant’anni: “Ultimo tra i compiti dell’editoria di cultura per i prossimi vent’anni, mi pare essere il recupero della felicità”.

(Appunti, che qui trascrivo -aggiungendo i links, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 12 – XXVIII, Dicembre 2011.

*lindice



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Sul Blog http://federiconovaro.wordpress.com/2011/12/15/editoria-notizie-80-minimum-fax-hacca-piano-b-eo-da-lindice-122011/

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