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BLUNT e SAURO

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8.4: Blunt e Sauro

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“Tutti conosciamo i gechi: abili scalatori, amanti delle luci artificiali e nemici di Newton.

E molti, soprattutto d’estate, li ammirano decorare silenziosamente facciate, soffitti e angoli di case, palazzi o qualsiasi altro fabbricato: non esiste superficie verticale che rappresenti per loro un vero ostacolo!

Ne esistono di tanti tipi: tinta unita, maculati, notturni, diurni, lisci e rugosi… tuttavia i più difficili da incontrare sono quelli dalla livrea di un colore acceso e importante: ebbene, questa è proprio la storia di uno di quei piccoli rettili, insolito e speciale.

Sauro, così si chiamava, era come i suoi simili: paffuto, curioso e ficcanaso. Obliquo e imperterrito, amava attendere pazientemente il passaggio di una zanzara o l’accensione del lampione di turno.

Fin qui, nulla di strano.

L’unica differenza era, tuttavia, un acceso ottanio che lo ricopriva completamente, dalla testa piana ai minuscoli tubercoli conici prominenti della coda.

Una nuance accattivante e alla moda! – penserete voi, felici possessori di un maglione, uno spazzolino o una borsa a metà strada tra il blu e il verde.

Per un geco, invece, non era sinonimo di bellezza, bensì di avversità: provate a nascondervi sotto le pietre grezze di lucido basalto nero o tra le chiome di lentisco e mirto bianco, desaturate dal troppo sole, e passare inosservati!

Sei proprio strambo! – si sentiva spesso dire, gratuitamente.

Eppure, per quanto si sforzasse, Sauro proprio non capiva perché ottanio dovesse necessariamente far rima con esclusione: può una muta così scintillante essere motivo di tanto scompiglio?

Non sono un camaleonte! Che noia, poi, se fossimo tutti grigi o marrone brunastro! – ripeteva a bassa voce, ogni giorno.

Anche perché, in fondo, dove stava poi la grossa differenza discriminante? Ahinoi, la diversità è negli occhi di chi guarda, anche se godono di un’eccellente vista al buio.

Come un peluche di nostra conoscenza, decise di approfondire questo aspetto e intraprese un viaggio, alla ricerca di risposte.

Fortunatamente non fu necessario percorrere troppa strada: abbandonato il muretto a secco che lo ospitava e superata la parte più fitta del bosco, s’imbatté in qualcosa che né un’ape visionaria, né una volpe asmatica, né un burbero grillotalpa avrebbero saputo spiegargli meglio.

Una grande distesa d’acqua dolce si mostrava prepotentemente davanti a lui, come una preziosa pietra di lapislazzuli perfettamente incastonata tra due colline di smeraldo.

Ciano, violetto, blu e, in fondo, una punta di ottanio.

Avere qualcosa in comune con un lago così maestoso e importante ringalluzzì il forte senso di autostima e fiducia che non sentiva da tempo, ormai!

Se solo gli altri gechi sapessero! – pensò.

Improvvisamente il corpo si irrigidì. Sauro sperimentò la stessa sensazione di disagio misto a soffocamento data da un maglione di lana troppo stretto: capì che era arrivato il momento della muta. La pelle iniziò già a spaccarsi in prossimità della schiena; un prurito primitivo e insistente lo pervase.

Strofinò la pancia contro un albero: due mirtilli caddero dall’alto, a pochi centimetri dalle sue zampe anteriori. Ecco un’altra sfumatura di blu, cupa e umida, simile a quella della coda, ormai libera dal vecchio involucro!

Successivamente si ribaltò su un fianco, agitandosi e dimenandosi finché, stanco ma soddisfatto, si acciambellò dopo qualche ora raggiante su di un masso di calda trachite, rossa e confortevole.

Alzò lo sguardo per cercare il sole ma fu catturato dalla straordinaria gamma cromatica offerta dal suo ingombrante vicino, il cielo, e si stupì di come potesse vedersi in più di una tonalità.

La soluzione, in fondo, era piuttosto semplice: Sauro non era diverso, bensì unico. Unico in quanto, senza bagnarsi o avere il torcicollo, era possibile ammirare dei toni talmente rari in un piccolo rettile, ambasciatore di tale meraviglia.

Voleva ridere e piangere allo stesso tempo ma l’emozione, così come l’umidità, fu tanta che poté solo tremare e sibilare.

Fortuna che, non lontano, un batuffolo color miele pareva festeggiare chiassosamente l’improvvisa rivelazione.

Questo e tanto altro Sauro raccontò a Blunt quella serata speciale, certo che il suo nuovo amico avesse capito tutto alla perfezione.”

   FINE QUARTA PARTE  

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OKTAN, 2014, 15×15, stampa fotografica su carta lucida

Oktan

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