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Nicola Gardini / LA VITA NON VISSUTA. Feltrinelli 2015 (Recensione di Paolo Armelli)

La vita non vissuta
di Nicola Gardini

art director: Cristiano Guerri
alla copertina: Dentro (2014), di Nicola Gardini
al risolto di copertina: ritratto fotografico dell’autore; ©Paolo Polzella

brossura, con alette; 203 pag.; 14€
©Giangiacomo Feltrinelli editore 2015

Feltrinelli -Narratori Feltrinelli, Milano 2015

gardini nicola

Quanto è doloroso il nuovo romanzo di Nicola Gardini, La vita non vissuta, appena uscito per Feltrinelli. Un libro complesso e struggente, che fin dalle prime parole è percorso, quasi letteralmente, da un veleno, un virus di un amore malato. Ma il dolore che trasuda da queste pagine è ancora più angoscioso perché composto, riflessivo, moderato dalla coscienza di sé e della propria condizione. Per questo non cede al sentimentalismo, ma invita alla riflessione. Mettendoci di fronte a quelle domande (la forma interrogativa domina con insistenza soprattutto i capitoli della seconda parte del libro) che mai vorremmo porci.

nicola gardini

La storia è di una banale tragicità: Valerio, affermato professore universitario con una carriera negli Stati Uniti e una famiglia “normale” con una moglie e una figlia, riscopre la propria omosessualità, sopita dagli anni dell’adolescenza, abbandonando tutto per mettersi con un giovane artista di nome Paolo. L’imprevisto è che Paolo, sieropositivo, passa l’Hiv (un virus che “ti entra nel sangue e banchetta con la tua vita”) anche a Valerio. Questa scoperta rimodula il loro rapporto così come la loro esistenza, soprattutto quella dell’uomo più adulto. Pur non venendo particolarmente intaccata a livello fisico (anche se Valerio si vede deformato dai tanti segni di un organismo esausto e fragilissimo), questa diventa una vita in perenne attesa, un’eterna “vigilia” (dirà un altro personaggio), una negazione di sé stessa ma anche della morte: “Io non volevo morire, io non volevo non vivere”, confessa a un certo punto il protagonista.

nicola gardini

Valerio, appunto: sappiamo tutto dal suo punto di vista. E la sua condizione si fa ancora più toccante perché è quella di un uomo assolutamente imperfetto. Al lettore potrà capitare di trovarlo talvolta fastidioso, preso spesso com’è da una specie di narcisismo consapevole. Riconduce tutta la sua storia sentimentale (sia il matrimonio con l’ex moglie Marina sia la nuova passione per Paolo) a un vecchio amore non corrisposto per un compagno di liceo. Non ammette fino in fondo la sua omosessualità. Anche la reazione alla rivelazione, quel suo non voler sapere nulla da Paolo e l’immediata accettazione nonostante tutto dalla convivenza con lui e con la malattia, può apparire come una protezione egoriferita, un sacrificio autoimposto per poi chiedere qualcosa in cambio in futuro (la coppia entrerà in crisi profonda ma sarà la comunanza su più livelli a salvarne, forse, il destino). Perché la sieropositività rende schiavi del caso, per certi versi, e sovverte anche una certa aspettativa temporale della vita: “Quando ci si ammala non si vuole indietro la propria vita, si vuole l’eternità”.

nicola gardini

Il professore universitario, così colto e compassato, vede il mondo attraverso la compostezza delle sue citazioni classiche. Anzi, è la profondità di certi versi latini a ridargli lucidità, a conferirgli fiducia nell’avversità sulle sue forze sia fisiche sia mentali. Cita Ovidio, traduce Orazio e Marco Aurelio. Quasi che accettare la propria condizione passi attraverso una presa di distanza. In effetti i suoi primi approcci con le persone che condividono la sua stessa malattia sono a dir poco odiose, come se fossero una realtà completamente a lui estranea: “Quella vivrà di qualche sussidio o spacciando. Appena esce di qui, va a farsi di nuovo. Quello, mah, forse sta ancora con i genitori… Quella batte di sicuro… (…) Diventerò anch’io come loro?”. Salvo poi abbandonarsi alla consapevolezza di una condizione condivisa: “Ma io sono già come loro. (…) Anch’io adesso sono un po’ brasiliano, un po’ africano, un po’ tossico, un po’ travestito. La malattia è una grande madre imparziale”.

nicola gardini

La malattia è effettivamente centralissima in questo romanzo. Ci sono gli amori difficili, le domande che non si ammettono neppure a sé stessi, la morte che incombe, l’imprevedibilità della vita, e poi i viaggi, l’arte, le letture, gli amici e le piccole salvezze quotidiane. Ma c’è soprattutto la malattia e questo non significa che il suo punto di vista sia necessariamente negativo: “Una storia si può raccontare solo quando si capisce che la propria condizione non è riducibile a una definizione di vocabolario”, arriva a concludere Valerio. Anche la dedica iniziale recita “ai malati”. E tutta la riflessione del libro serve a far capire l’ambivalenza intrinseca di questa condizione, la sua mai completa definibilità e il suo continuo ribollire: “Il malato è come una traduzione: è un eterno stato di passaggio in cui avverti, però, sia la partenza sia l’arrivo (…) e il guadagno e la perdita si contendono il primato senza mai arrivare a un accordo definitivo”. Gardini sembra suggerire, addirittura, che si possa essere trovare finalmente una condizione di contentezza nell’essere malati.

nicola gardini

Ovvio che in tutto il romanzo scorrano il dolore, il terrore dei farmaci, delle complicazioni banali, dei malanni più semplici fino ai trapassi irreversibili. Ma ciò può fungere come una specie di catarsi. Alcuni passi stringono le viscere del lettore ma in generale è la coscienza a essere messa in moto più vibrantemente. Anche perché sotto il fiume del romanzo c’è, fondamentale, la corrente dell’informazione. Si imparano tante cose da questo libro che è bene che tutti sappiano: la differenza (tanto confusa) fra Hiv e AIDS, il fatto che non riguardi solo i gay (“Il marito va a puttane e ritorna a casa col virus, e infetta la moglie. Un classico”), quale sia l’iter da seguire una volta scoperta la diagnosi, quanto possa essere “normale” un’esistenza da sieropositivi ecc. Non è un manuale, ovviamente, ma un utile richiamo alla prudenza della vita. Un messaggio di cui Valerio vuole farsi portatore in una specie di “romanzo nel romanzo”: “Io vorrei che una simile contrapposizione tra malattia e salute smettese di esistere… (…) perché la malattia cominci a essere considerata una condizione necessaria della vita”. Un’utopia, questa, anch’essa necessaria.

nicola gardini

(chi ha pagato il libro? La copia sulla quale Paolo Armelli ha condotto la sua recensione se l’è pagata lui medesimo; la copia fotografata se l’è pagata FN; dove l’abbia comprata Armelli la sua copia, FN non sa; Fn invece la sua l’ha comprata all Feltrinelli di Porta Nuova a Torino)

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