Non starò a raccontarvi delle storie

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Piccola Biblioteca Adelphi, variazioni

adelphi

Del mito
fondativo dell’Adelphi
sempre si cita che
in opposizione all’Einaudi
da cui si proveniva
ai suoi grafici inarrivabili
s’opponeva la loro assenza,
a snobismo accusato s’opponeva
snobismo praticato.
Ch’ebbe successo
è cosa chiara a tutti,
la si vedeva in quegli anni
via via sostituire
nelle pubblicità dei mobilieri,
la torinese;
al bianco Einaudi
non s’addicevano le librerie di Memphis
che tanto bene stava invece su quelle di Albini.
Purtuttavia
per esempio per i Classici
s’adottò una grafica bianca di derivazione munariana
-i dati del volume giustificati a sinistra,
nessuna illustrazione,
una sobrietà etica prima che estetica-,
ma si son persi, li si giudicherebbe
ora
poco adelphiani.
Gesto che vince ragione ha.
Tributato il merito
forse si può dire che la grafica Adelphi
è spesso bruttina anzichenò.
È un caso interessante dov’è
l’aura del prodotto
e del brand a
vincere sulla sua apparenza.
Gli Adelphi, per dire,
per sciatteria spesso
gridano vendetta.
Ma forse fu proprio
quell’incertezza
da grafico improvvisato
da faccio io che tanto son capace
che permise
che contribuì a permettere
a diffondere così tanto testi
che il pregiudizio d’allora
riteneva impubblicabili;
fossero stati ammantati
da un progetto degno di questo nome
forse sarebbe stato troppo.
Fra tutte le collane
la longeva Piccola Biblioteca Adelphi
ha pubblicato perle così fulgide che
si fa finta che non sia pacchiano
quel marchio gigante della barchetta
e dei tipini danzanti
che troneggia in copertina.
Da qualche anno però
talvolta non c’è
e in luogo compaiono
dei disegnini
delle figurette
e wow
subito si dice
ma che bello
come questa col disegno di Melotti,
che bella che è.

Un saluto
a presto
FN

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