Non starò a raccontarvi delle storie

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AL SALONE. Caterina da Padova


Salone del Libro 2017. Torino

Avvertenze, di Caterina da Padova, 15

Illustrazione per "Avvertenze", di Caterina di Padova (Liz Taylor in The Taming of the Shrew, 1967)

Abbiamo solo loro

Un rosa magenta scelto dal Politecnico di Torino ha avvolto e accompagnato le schiere vagabonde dei visitatori che sono stati tantissimi e festosi. Si è parlato quasi, con una certa ritrosità sabauda, di felicità.

 

Quel “sistema felicità” che la macchina di chi ha lavorato quest’anno ha saputo promuovere sin dalla scelta del suo logo: il disegno sognante di un Gipi ragazzetto romantico, che ha fatto letteralmente impazzire tutti. Sulla costa di un libro ponte, si staglia la figuretta esile di una ragazza che guarda oltre, oltre i muri, oltre i razzismi, oltre i generi, oltre tutti noi.

 

E qui Caterina, tornata apposta per riprendere un discorso che stava latente da tempo, un po’ si è sorpresa. Ma solo un po’. Il fallimento milanese ancora caldo, la débâcle di Chiara Valerio tutta da digerire, un salone sbagliato e disertato ma con al centro, come dimenticarlo, tanti appuntamenti tutti virati al femminile, sembrava essere stato già messo alle spalle, proprio di quell’esile ragazza con lo sguardo rivolto al passato (quante volte ancora l’angelo di Benjamin dovrà rivoltarsi nella tomba?).

 

Bene! Viva! A morte Chiara Valerio, eterna vita a Valeria Parrella!

 

Già. Già perché è lei la madrina di questa edizione, la fantasiosa compagna di tanti incontri, l’ideatrice dell’albero dei libri, della piazza dei lettori e di tante piccole cose che ha fatto, come si diceva, la felicità dei visitatori.

 

Certo, pensa Caterina, Parella e Valerio pubblicano per il medesimo editore, son piccole cose, anche queste, che per lei non fanno la felicità.

 

Ma la vera regina, nota Caterina, la leonessa di queste pazze giornate è Loredana Lipperini, instancabile adescatrice di scrittori, anchor woman, intervistatrice macina tempo e uomini, capace di accoppiare (accoppiare, pensa Caterina è la chiave per il successo, ormai, in ogni dove si parli d’un libro) Marco Mavaldi, un giallista, con Tommaso Montanari, uno storico dell’arte, sulla metafisica dei quanti ed esserne ispirata per una nuova domanda alla scrittrice vietnamita che ha perso tutta la famiglia e prova a ricomporla con un romanzo. Caterina chiude il programma.

 

Miracolo Lipperini, donna dalla forza fisica quasi sovrumana visto che, chiuse le porte del Salone già si presenta col suo corposo romanzo al Circolo del lettori di Torino e poi via, per un tour tutto italiano come italiani sono i segreti e storture della politica che fanno da cornice al suo racconto d’amicizia femminile.

 

Che invidia, pensa Caterina, mentre le viene in mente una delle ultime chiacchierate via radio proprio con la bastonata Valeria che è poi sua collega di palinsesto, piccole cose, che non fanno la felicità.

 

Tutto si perdona alla potenza della donne, perché quando occupano gli spazi, lo fanno proprio bene e protestare, dopo tanto aver combattuto sembra inelegante. Lo fanno come atto d’amore, infatti, con dentro quella piccola felicità che illumina anche qualche scivolata come il tête-à-tête

Daria Bignardi/Annie Ernaux.

Con quella sciamannata francese che non capiva bene chi avesse di fronte…

 

”Abbiamo solo noi stesse” scrive Grace Paley citata nel programma dei temi di approfondimento. E noi abbiamo loro, scrittrici alla ribalta della cultura italiana che ci hanno insegnato come cambiare la prospettiva di genere. Spalancando le braccia ai segreti e alle molli saggezze di Corrado Augias.

 

Tessono, le donne e mai strappano la tela. Caterina se ne va.

Salone del Libro 2017. Torino

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