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85 -il silenzio / Summer Love, di Federico Novaro

Summer Love, 85 -il silenzio

FN_Summer_love_2È strano, sono passate tre estati da quando ho iniziato a fotografare quest’album, pagina per pagina, fotografia per fotografia lungo ormai più di ottanta post; dopo così tanti scatti e parole scritte per raccontare cosa, via via che le vedevo, queste fotografie riuscissero a raccontare a me, a noi, così lontani e così mute le immagini a chi non era destinato a vederle, mi sembra di essere allo stesso punto del primo giorno, di non aver proceduto d’un millimetro nel silenzio che queste fotografie ci consegnano.

Ho provato a decifrare gli sguardi, le posture, il programma iconografico, l’intenzione; ho fatto delle ipotesi, qualcuna mi pare ancora valida, qualcuna mi si è sgretolata mentre procedevo nell’esplorazione.

Ma di André e Milo cosa sappiamo? Niente.

Non a noi era destinato quest’album, ma a André e Milo soltanto. Quando avremo visto ogni foto, ogni pagina, cosa sapremo? Di André e Milo, nulla.

C’è un paradosso doloroso alla base del silenzio che queste fotografie ci consegnano. Il silenzio non è nell’album, che pure ci appare muto, ma nella Storia. A André e Milo quest’album parlava, ogni volta che ne hanno ripercorso le pagine un fiume di ricordi s’annodava in mulinelli intorno ad ogni immagine, eseguita e scelta a quel fine e com’è nelle cose quel fiume era destinato a inaridirsi, evaporare, nel momento in cui la vita ha separato gli autori dall’album. Che siano morti -neanche questo sappiamo-, che l’album sia stato perduto, che sia finito nel mercatino di Bruxelles dove mio marito ed io lo recuperammo in seguito a una separazione, a un furto, al caso, qualunque sia l’evento che ha separato André e Milo dall’album era nell’intenzione stessa dell’album che il silenzio lo avvolgesse, lasciando solo poche tracce, come nell’alveo di un fiume inaridito.

Solo Milo e André ne erano gli autori e il pubblico, solo a loro doveva parlare.

Ma ai miei occhi quel silenzio contro il quale ho lottato lungo questi tre anni è il silenzio della Storia. In ogni mercatino si trovano sempre album dei ricordi, al di là della maggiore o minore bellezza compositiva delle fotografie sono sempre noiosi. Non sappiamo nulla delle persone che sono ritratte ma è come se quelle storie, quei ricordi che cercano di fermare già li conoscessimo: collettivamente li conosciamo già. Conosciamo la storia delle famiglie, dei loro vestiti, dei loro viaggi, tutto si inscrive in una rappresentazione pubblica ufficiale, formalizzata, che riconosciamo, che sappiamo decifrare: matrimoni, feste, nascite, viaggi, sorrisi; abbiamo una messe complessa e raffinata di conoscenze, di studi, un’infinita sapienza rappresentativa e iconografica che ci aiutano dall’orlo di un vestito, dal bracciolo di una poltrona, a rendere ai nostri occhi estranei quelle fotografie parlanti.

La famiglia eterosessuale -gli album dei ricordi sono statutariamente album di famiglia- si rappresenta da secoli, attraverso le sue continue mutazioni, ha sviluppato un linguaggio che sappiamo facilmente decifrare, quella omosessuale, condannata al segreto per millenni, ha usato un linguaggio che non sappiamo conoscere, ha lasciato tracce troppo rare per essere decifrate.

È questo il silenzio, mi accorgo, che voglio mutare in suono. È questa sovrapposizione fra il silenzio cui era destinato a tornare l’album e il silenzio cui la Storia ha condannato le persone lgbtq.

L’album di André e Milo mi racconta un passato che ci era stato detto non esistesse, sposta indietro nel tempo la mia biografia, mi rende erede, per questo voglio che mi parli.

summer love novaro

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