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Tempo di libri, prima del Salone

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Editoria, signora mia

di Paolo Armelli

5, Il tempo dopo Tempo di Libri

Tempo di Libri era fatto benissimo, dal punto di vista estetico-organizzativo: bella grafica, indicazioni pulite, buoni strumenti digitali, stand ordinati e luminosi, sale degli eventi senza il rumore esterno (forse un po’ troppo buie). Solo che mancavano i visitatori, sostanzialmente.

(Per quelli appena giunti da Marte o che giustamente hanno altro da fare: Tempo di Libri, la cui prima edizione si è svolta dal 19 al 23 aprile scorsi, è una manifestazione fortemente voluta dall’Associazione Italiana Editori e da Fiera Milano; ciò ha provocato negli scorsi mesi lo scisma con l’ormai tradizionale – e da molti criticato – Salone del Libro di Torino, che comunque si svolgerà dal prossimo 18 maggio raggruppando specialmente gli editori medio-piccoli, mentre a Milano si sono assemblati per lo più i grandi gruppi editoriali ma non solo.)

Il primo e il secondo giorno il Deserto dei Tartari, in giro solo addetti ai lavori e palle di fieno. Poi verso il weekend la situazione è migliorata.

Renata Gorgani, presidente della società organizzatrice La Fabbrica del Libro: “Siamo tra i 70 e gli 80 mila visitatori, non siamo al massimo ma neanche sotto il minimo” (anche se gli annunci prima della fiera puntavano a 100mila visitatori o più). Il sindaco di Milano Beppe Sala: “Quelle di quest’anno erano date infauste, ma non ci saranno sorprese: la prossima edizione ci sarà e sarà in primavera”. Il presidente di AIE Federico Motta: “Non abbiamo mai fatto una corsa con Torino, ma mi andrò a vedere i dati della loro prima edizione” (del 1988, per la cronaca).

Fra le motivazioni addotte alla scarsa affluenza: “C’è il ponte”, “I milanesi a queste novità devono abituarsi”, “Le altre fiere in settimana non sono aperte al pubblico, la gente non capiva”, “Ci sono già troppe presentazioni in città a Milano”, “E paga il biglietto, e paga la metro”, “Dovevano tenere aperto fino a tardi, così la gente veniva dopo lavoro”, “Doveva essere gratuita”, “E le foibe?”.

Alberto Mattioli su La Stampa: “A Torino l’atmosfera è di scampato pericolo con contorno di Schadenfreude, la gioia (moderata ed educata, siamo pur sempre a Torino) per le disgrazie altrui. Tutto ufficioso, ovvio, perché di reazioni ufficiali non ce ne sono, noblesse sabauda oblige”. (Ma ora che Milano è andata così così, dico io, Torino dovrà dimostrare con le unghie e con i denti la sacra efficacia di cui s’è ammantata finora.)

Interessanti le recensioni dei visitatori sulla pagina Facebook di Tempo di Libri (anche per sfogliare opinioni da non addetti ai lavori): c’è chi ribadisce che “i libri sono il nutrimento dell’anima”, chi non c’è stato ma comunque apprezza, chi si lamenta dei 17 euro di parcheggio. Ma la maggior parte è concorde: “è stata una prima volta, lasciamoli crescere”.

Una suora a un’altra suora: “È stato proprio un bell’evento, peccato che non fossimo tantissimi”. L’altra: “Ma siamo stati 2 minuti e 30 in diretta su Facebook, 60 visualizzazioni! E Facebook mi ha scritto dicendo che stava cercando il mio pubblico!” E siccome so che ci tenevate a saperlo: “Chi sceglie un libro religioso oggi è più giovane, più attento e curioso nella ricerca di forme di spiritualità e senso della vita”.

Un po’ di dati su libri e lettura forniti dall’AIE, per chi ama deprimersi: il 57,3% degli italiani sopra i 6 anni nel 2016 non ha letto neanche un libro; i giovani fra 11 e 14 anni sono lettori forti (ma il 69,7% di loro legge perché entrambi i genitori sono lettori) però aumentano i non lettori nei bambini fra 6-10 anni (+9,3% dal 2015). 

Non preoccupatevi: la grande area dedicata ai libri di cucina con annessi showcooking è viva e lotta in mezzo a noi e ai soffritti.

Fra gli ospiti che hanno fatto più selfie: Francesco Gabbani, Luca Argentero. E Salvini.

Il duo più atteso nel fitto programma di Tempo di Libri: Walter Siti e Michela Marzano che “fanno pace” sulla polemica accesissima su Don Milani e pedofilia dei giorni precedenti; il trio più improbabile: Matteo B. Bianchi che anticipa il suo prossimo libro Maria Accanto (Fandango) fra Michela Murgia e Barbara Alberti entrambe in modalità teologia spinta.

Ecco, forse, un altro problema: stand di libri e calendario di eventi e presentazioni. Dov’è la novità? Dov’è la spinta all’innovazione? Anche se è vero che trovarlo un modo innovativo di raccontare i libri nei 225 giorni avuti a disposizione per organizzare il tutto. (Una nota di merito, in proposito, a Chiara Valerio, che ha fatto un lavoro egregio e pieno di energia deflagrante e spassionata.)

Sarà che siamo a Milano quindi l’innovazione è sempre meglio accettata, ma pareva che molti operatori “nuovi” dell’editoria avessero un risalto maggiore e più rilassato: Audible ha registrato live degli audiobook in onore delle dissidenti turche Aslı Erdoğan e Pinar Selek; Emons ha ospitato un seguitissimo Fabrizio Gifuni, voce dell’audiolibro di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda; Amazon Publishing ha ospitato molti autori e riflettuto sulla serializzazione della letteratura mentre Kobo ha premiato i migliori self-publisher della sua piattaforma.

La sala stampa era di un lusso che a Torino non si è mai visto neanche col binocolo. E con i buffet che c’erano a colazione pranzo e aperitivo ci si stupisce che i giornalisti abbiano avuto da criticare la fiera in generale. (Si scherza.) (Circa.)

E le feste? Poche e/o esclusive, nonostante il fatto acclarato che agli editoriali piacciano da morire gli open bar. In mezzo a tutto da segnalare quella della Scuola di scrittura Belleville che ha lanciato giovedì 20 la sua community letteraria online Typee, dovunque chiunque può inserire il proprio racconto ed essere votato dagli altri ma anche dagli autori invitati dalla Scuola (Bertante, Valerio, Rossari ecc.). Alla festa c’erano l’open bar (appunto) ma soprattutto i meravigliosi ravioli cinesi di via Paolo Sarpi.

Parliamo un po’ di libri, che dite? Il più chiacchierato sicuramente Bruciare tutto di Walter Siti (Rizzoli), ma la grande superstar è stata Michele Mari col suo Leggenda privata (Einaudi). A proposito di Einaudi l’autore più folgorante è stato Mohsin Amid, il suo Exit West è una metafora fondamentale sul nostro oggi. Fra le novità Anna sta mentendo di Federico Baccomo (Giunti) e Fine dei vandalismi di Tom Drury (NN editore). Fra le sorprese Vampiro in pigiama di Mathias Malzieu (Feltrinelli).

Comunque ci lamentavamo di Torino, ci lamentiamo di Milano. La verità sta nel mito vergato da Michael Cunningham in The Hours: “Oh, Mrs Dalloway, always giving parties to cover the silence”.

Editoria, signora mia

di Paolo Armelli

4, Robinson, nell’affollata penisola

3, Salone del libro 2016, ultimo giorno

2, Bookcity 2015

1, Mondadori compra i libri di Rizzoli

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