Non starò a raccontarvi delle storie

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Il Terzo Mistero della Nave di Teseo

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Che poi.
Di fronte alla sconcertante
sensazione di déjà-vu
che s’ebbe, guardando le copertine
della Nave di Teseo,
s’avanzò lo stupore e di poi
un’ipotesi
che desse conto,
che non facesse dire
vabbé dài
non merita parlarne.
Ma poi invece.
Un amico m’unì i puntini.
Mi disse: tu l’hai detto:
Einaudi Tascabili d’una decina d’anni fa,
nottetempo,
di nuovo Einaudi.
Dove ti portano?
E mi girò un link.
Che poi mi dico, ma accidenti
com’è che mi sfuggì?
Allora: il link eccolo qua ma ve ne copio un po’ comunque, è preso da
La Stampa del 13.3.2016, un articolo
di
Chiara Beria Di Argentine.
S’era nei giorni che s’annunciò la nuova casa editrice ribelle e coraggiosa.
«Solo con Umberto Eco, forse neanche con Roland Barthes, si poteva ridere di certe cose», dice Pierluigi Cerri, il celebre architetto e designer che ha ideato il progetto grafico di «La Nave di Teseo»
Pierluigi Cerri?
Pierluigi Cerri?
Pierluigi Cerri?
Pierluigi Cerri?
Boccheggio.
È come tipo Iva Zanicchi che canta il Padre Nostro col Papa dopo aver cantato Io testarda.
Pierluigi Cerri progettò i Tascabili Einaudi nella loro seconda veste grafica, reinterpretando
le linee storiche della casa editrice;
progettò la veste grafica di nottetempo;
“ha curato, inoltre, il design di collane editoriali per le più importanti case editrici italiane fra le quali: Electa, Einaudi, Bollati Boringhieri, Bompiani e Skira”,
me lo dice Wikipedia, mentre piango.
La copertina che vedete qui sopra,
che analizzammo per Doppiozero tempo fa,
è della prima collana di narrativa
che Bollati progettò, Varianti,
quando fondò la Bollati Boringhieri.
Seppe distillare, Cerri, aggiornandola, l’idea einaudiana
di progetto grafico globale, coerente lungo
ogni volume, e aggiungere un velo
di leggerezza e pacatezza borghese che l’Einaudi, da cui Bollati veniva, pura e snob
disdegnava.
È un progetto grafico perfetto.
L’ha fatto Pierluigi Cerri.
Che nell’intervista su citata dice anche:
“«Mi chiamano e mi chiedono di fare in 3 minuti un progetto che identifichi le varie collane e tenga insieme l’immagine di tutte queste collane, cioè della casa editrice.”
Ecco il terzo mistero della Nave di Teseo, non
più la somiglianza con precedenti che sono della stessa mano,
e forse neanche il perché un grafico come Pierluigi Cerri si faccia
trattare
come è ormai consueto
fare
con i giovani grafici
con mio cugino mio cugino
con il nipote che sa smanettare.
Che poi non abbia saputo fare altro che
un collage di robe che aveva già
fatto
mi pare comprensibile.
Il mistero è: che editoria crede di essere
quella che chiede a Cerri
un progetto grafico in tre minuti?
Questione di morti
morti troppo presto.

 

Un saluto.
A presto,
FN

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