Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

TRANSPARENT, di Vito De Biasi

CANDY_DARLING_DE_BIASI

Queer Vision, di Vito De Biasi

Una visione strabica sulla cultura come conflitto

The new normal

seconda puntata: Transparent: la normalità dell’essere trans e lo scandalo dell’età

[All’interno di Queer Vision, la serie The new normal vuole analizzare il passaggio cruciale della storia occidentale del queer attraverso le sue produzioni culturali, muovendo da un’epoca di lotta per l’autoaffermazione verso una fase nuova, di normalizzazione e conseguente dissoluzione di una specificità di gruppo]

Può un’intera famiglia essere queer? E che cosa succede a una famiglia, ordinariamente unica come tutte le altre, quando una deviazione dalla norma si inserisce al suo interno? Deve esserselo chiesto Jill Soloway, creatrice della serie tv prodotta e diffusa da Amazon Studios, Transparent, la storia di un ex professore universitario che all’età di 68 anni decide di diventare donna.

DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_1

Jeffrey Tambor è Mort, ebreo non osservante di orientamento liberal, che inizia un percorso di transizione in cui il primo passo è rivelarsi ai propri figli già adulti: Sarah, una mamma e moglie stressata, Josh, discografico e instabile sentimentale, e Ali, la più giovane, che non ha ancora deciso nulla per il suo futuro. Sullo sfondo c’è l’ex moglie di Mort, Shelly, che prima di tutti, nell’intimità del rapporto di coppia, aveva scoperto una differenza nei desideri del marito. La serie tv di Jill Soloway, già sceneggiatrice di Six Feet Under, allestisce la vita quotidiana di questi personaggi come vorrebbe un film indie, dove tutti sono nevrotici, narcisisti, e si parlano l’uno sull’altro, ma sono molto amabili e si amano tra loro, e soprattutto si interroga su cosa ne è della famiglia una volta tradizionale di fronte a elementi di rottura dell’ordine come il transessualismo di un vecchio padre, l’indecisione e la curiosità sessuale di una figlia tomboy, e il ritorno all’amore lesbico di una moglie e madre che si ribella a quei ruoli.

 

Transparent smussa questi elementi in un registro da commedia, dove tra un pranzo caotico e una veglia funebre tutto viene immediatamente ricomposto nell’amore e nel rispetto, e allo spettatore non viene procurato alcun turbamento, ma un esempio luminoso di come si vorrebbe che le cose fossero per tutti. Così facendo la serie esprime quel bisogno di normalizzazione sociale dell’essere trans che sta impegnando il dibattito pubblico GLBTQ, soprattutto negli Stati Uniti, il paese più maturo per affiancare ai diritti di gay e lesbiche quelli delle persone transessuali. Non a caso il magazine TIME ha dedicato una delle copertine dello scorso giugno a Laverne Cox, l’attrice trans rivelata dalla serie tv Orange is the new black, dichiarando come quella dei diritti transgender sia la nuova frontiera dei diritti civili. Una sensibilità talmente forte oggi in America da sfociare a volte nella suscettibilità, come nel caso del talent show di drag queen RuPaul’s Drag Race, recentemente messo sotto accusa per un gioco di parole che sembrava offendere la comunità trans, tanto da costringere l’insospettabile transfobo RuPaul a rimuovere la frase-tormentone incriminata, basata sull’omofonia di she-mail e she-male, termine offensivo che designa le transessuali.

DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_3

Attualità del tema a parte, Transparent ha molte somiglianze con il film Transamerica (2005), che racconta il viaggio metaforico e geografico di una transessuale che si scopre padre alla vigilia dell’operazione per il cambio di sesso, un vero e proprio attraversamento (trans) del proprio paese, del proprio passato e della propria cultura, per andare oltre. Non è sembrata casuale, allora, la scelta della protagonista, la Desperate Housewife Lynette (Felicity Huffman), testimone della volontà di raccontare un altro genere di donne, e di genitori, anche attraverso la trasformazione del corpo della stessa attrice. Lo stesso si potrebbe dire per la scelta, che ha suscitato polemiche nella vigile America, del maschio eterosessuale Jeffrey Tambor per interpretare Mort che diventa Maura, preferito a un’attrice trans forse anche per il valore metamorfico di questa scelta, essendo Tambor reduce dal ruolo del patriarca fedifrago e truffatore di un’altra comedy di successo, Arrested Development (Ti presento i miei in Italia). Probabilmente la competenza di spettatori longevi come gli americani, o come noi, dovrebbe servire a farci cogliere proprio uno storico cambiamento di prospettiva, se uno stesso attore viene utilizzato per dare corpo al maschio alfa, e, soltanto pochi anni dopo, a un padre transessuale.

DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_2

Come in Transamerica, anche qui c’è una transizione tardiva: Mort/Maura ha quasi settant’anni, si direbbe nella fase finale della sua vita, eppure decide proprio allora di cambiare tutto. “Perché proprio adesso? Perché non ci ha pensato prima?” si chiedono i figli progressisti ma perplessi, e la risposta forse è anche nella frequenza dei flashback sulla loro vita familiare: perché adesso Mort è un uomo solo, divorziato e con figli adulti, e quindi è libero, liberato dai doveri morali e sociali di marito e padre, finalmente aperto a una possibilità di vita diversa, una volta chiusa la vita precedente. Mort muore, nasce Maura, e adesso i figli possono vederlo per quello che è sempre stato, come accade nella scena del coming out con Ali, in cui la figlia dice al padre: “finalmente ti capisco, ti vedo per davvero. È come se non ti avessi mai visto prima!”, una frase che spiega anche il gioco di parole del titolo, trans-parent, genitore trans/trasparente.

DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_6DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_5 DE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_4

 

È questo nascere a se stessi e ai propri figli, questo ricominciare da capo al limite di una vita, a costituire l’elemento emotivo più forte della serie. L’aspetto conturbante non è il tema del transessualismo, che è trattato quasi di sfuggita nei suoi aspetti fisici o sociali: si accenna soltanto all’assunzione di ormoni, il corpo di Maura, a parte l’abbigliamento, i capelli e il trucco, è quasi assente dai discorsi, e lo sguardo degli altri è a volte dubbioso ma non conflittuale. Ciò che veramente emoziona e muove le cose è la percezione del tempo, il rapporto tra l’età e il desiderio, tra i sogni e la futura morte. Soltanto una volta spogliatosi dei ruoli di marito e padre, Mort può riconoscersi completamente: nessuno ha più bisogno di lui, come accade a ogni uomo in vecchiaia, e invece di una sconfitta è una liberazione, un’occasione per diventare finalmente ciò che si è sempre stati. Transparent non racconta tanto il trans quanto la terza età, vista come la fase che apre a una scelta tra un ripiegamento e una metamorfosi, tra un’attesa prudente e una libera adesione a sé stessi. Maura è forse un’anziana signora, ma è appena nata, e le va quindi riconosciuto il diritto di non essere saggia, di non aver imparato nulla, di voler cominciare ogni cosa da capo.

Quando Mort era ancora sposato e con i figli adolescenti, e Maura era soltanto una maschera occasionale, l’unico modo per sentirsi nella propria pelle era andare di nascosto in un campeggio per cross-dresser, dove uomini di ogni età si riunivano per indossare abiti femminili, stare insieme e festeggiare. Le scene del campeggio ricordano molto le fotografie di Casa Susanna, una casa vicino a New York recentemente scoperta dalla cronaca, dove alcuni uomini si riunivano per vestirsi e comportarsi da donne, fotografandosi tra loro. Soltanto di recente quel ricco archivio di foto è stato scoperto in un mercatino, e se ne possono vedere qui alcuni esempi: sono situazioni domestiche, che ricalcano in tutto e per tutto le riunioni delle americane middle class per giocare a carte o prendere un aperitivo (l’origine delle future desperate housewives, dalle villette a schiera degli anni ’50 alla serie tv di ieri).

casa_susanna_novaroDE_BIASI_QUEER_VISON_NOVARO_8

Anche in queste immagini, come nella serie, non c’è alcuna voglia di trasgressione, anzi c’è un forte bisogno del contrario, di essere e vestire come donne rispettabili, non dive ma casalinghe, semplici amiche che allestiscono per sé un mondo parallelo di normalità. È una sensazione che la stessa sigla di Transparent riesce a trasmettere meglio di qualunque altra cosa: recupera l’aura della fotografia vernacolare di Casa Susanna, mostrando una collezione di video amatoriali di famiglia, realizzati con le prime videocamere private. Film da vita quotidiana con celebrazioni come il sacramento ebraico del Bar e Bat Mitzvah, dove il bambino diventa un uomo e la bambina una donna, cucite insieme a una sequenza del primo film sulle drag queen, The Queen di Frank Simon, del 1968. Il video amatoriale dell’infanzia, che ricorda quello del finale di Philadelphia, introduce nel suo montaggio l’innocenza del queer in maniera quasi impercettibile, oggettiva, perché è sempre stata lì: le persone “diverse” che si credevano nell’ombra forse non lo sono mai state, erano come tutti gli altri sotto un occhio tecnologico privatizzato, che soltanto oggi è diventato pubblico, trasparente.

CANDY_DARLING_DE_BIASI

Queer Vision, di Vito De Biasi

Una visione strabica sulla cultura come conflitto

The new normal

la prima puntata: come il queer sta ricostruendo la sua storia al cinema, e perché


Queer Vision, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post