Non starò a raccontarvi delle storie

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Woolf psichedelica per gli Oscar Mondadori

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Un’altra cartolina dai nuovi Oscar
Mondadori, post Giacomo Callo.
Della rilegatura s’è gia parlato
(riassunto: bleah, che è sto taglio, sto buco?
che è sto cartoncino che basta niente e ti si
sfracella in mano? che è sta confusione?);
era un primo approccio.
Un progetto di grafica e art direction editoriale gigantesco
come quello di rifare gli Oscar Mondadori lo si
riesce
a soppesare bene dopo mesi. D’altra parte è vero che un giudizio
immediato è necessario
puntando questo tipo di operazioni anche sul boom patapùùm che
una novità visiva fa sugli scaffali.
La forza e l’abilità di chi fa questo genere di progetti
-in questo caso sono i Leftloft
(ora anche indicati in quarta, forse nelle prime uscite se n’erano
dimenticati)
è anche quello di saper gettare sul mercato una cosa inconsueta
trattenere forte forte il respiro e sperare in bene:
cose che subito sembrano tremende perché
cozzano
con l’abitudine magari poi dopo qualche tempo uno dice mah sì, non male.
Quindi cartoline degli Oscar ne avremo ancora.
Negli Oscar, per la nostra gioia, c’è
molta Woolf.
(prima o poi su FN apriremo una sezione woolfiana tutta dedicata alle copertine
italiane, la cui giustapposizione è da sola un saggio critico sulla
ricezione di Woolf in Italia)
Susanna Tosatti
qui graphic designer, sceglie una serie di immagini di
Sam Chirnside,
australiano formatosi a Berlino, che lavora con marchi tipo
adidas, nike, sony e molto nella musica,
insomma una cosa ggiovane
che è certamente la direzione in cui si muove il progetto
l’imput della casa editrice deve certamente essere stato
-dobbiamo arrivare ai giovani.
Intenzione meritoria e commendevole.
Che dirne?
Il problema è sempre quello
fino a che punto puoi tirare un testo
che sta in quel limbo che non è più
contemporaneo ma non è troppo vecchio
non è un classico ma anche sì
(e infatti la sotto-collana si chiama Oscar Moderni)
appiccicandogli sopra un’immagine
che non ha niente a che fare con l’epoca
in cui il testo è stato scritto?
Io non so niente di Woolf, sono un giovane, che va in libreria.
Vedo questa copertina, ooooh, penso, figo, me lo compro.
Ma: cosa compro?
La difficoltà è anche che oramai,
uscita di diritti,
di Signora Dalloway in libreria ce n’è tre o quattro.
Ah! tempi duri per chi fa sto mestiere.
Com’è sta scelta?
A me pare tremenda, mi sembra di star per comprare
un libretto simil nostalgico che
parla di una ragazza negli anni ’60.
Eppure forse no.
Insomma, non lo so.
Resto interdetto.
Va beh, vi aggiungo anche una cartolina
da Una stanza tutta per sé
e una tripletta di Hesse (stortignaccola anzichenò).
Lasciamo decantare.

Un saluto
dalle librerie
A presto,
FN
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